Mi manda Raitre: ancora una volta la corretta informazione scivola sul miele

Nella puntata del 2 novembre 2018, “Mi manda Raitre” è tornata a parlare di miele, a partire dall’ormai nota notizia di cronaca: api che muoiono per uso sconsiderato di pesticidi.
Il primo ospite in studio, Giuseppe Cefalo presidente Unaapi, ha spiegato i motivi del calo della produzione italiana per via dei cambiamenti climatici ricordando al tempo stesso i tanti mieli che comunque la nostra penisola produce grazie alla biodiversità. Le telespettatrici e i telespettatori sono stati ben informati sui prezzi, sulle differenti qualità, su come si può diventare assaggiatori e sui tanti usi che si possono fare del miele, fino ad arrivare a parlare di come evitare di essere frodati. Non c’è dubbio infatti che ci sono in commercio dei mieli miscelati con zuccheri o sciroppi che per quanto commestibili – e non necessariamente dannosi per la salute umana come ricordato da Maria Caramelli dell’Istituto Zooprofilattico del Piemonte e Valle D’Aosta – non sono tuttavia mieli intesi come esclusivo prodotto derivante dall’ape, ossia mieli di nettare o melata. 

Afidi, che passione!

di Beatrice Monacelli e Ellen Belardi*

Si è da poco concluso il “Weekend con gli insetti produttori di melata della Val di Fiemme”: due giorni in Trentino, organizzati da Ami insieme all’Associazione Apicoltori di Fiemme e Fassa, per scoprire gli afidi che vivono sugli abeti e secernono la melata (utilizzata dalle api per produrre miele), ma anche per imparare a distinguere i mieli di melata di abete rosso e di abete bianco.

Api, olive, business: facciamo un po’ di chiarezza

“Nel bene o nel male, purché se ne parli” diceva Oscar Wilde, la sua celebre frase torna alla mente nella recente querelle sul rapporto fra api e olive, nata dalla pubblicità dell’olio Monini. La maggiore esposizione mediatica delle api ha rivelato la tendenza del commercio verso una proposta più green, a volte solo all’apparenza, e il tentativo di cavalcare una nuova e sempre più diffusa sensibilità ecologica dei consumatori. Ma questo non giustifica semplificazioni o la diffusione di messaggi errati. Segnaliamo dunque due articoli della nostra socia Elisabetta De Blasi che spiega perché “le api NON fanno l’olio e nemmeno le olivele api NON fanno l’olio e nemmeno le olive” e una sua intervista a Rocco Addante, entomologo e ricercatore all’università di Bari.

Mieli, il plurale che ci piace

La nostra socia Alessandra Giovannini ha chiesto alla Accademia della Crusca se è corretto l’uso del plurale per la parola miele, che nelle grammatiche adottate nelle scuole è ancora considerata difettiva del plurale. Ed ecco la risposta:

“In effetti, come è avvenuto per molti altri prodotti identificati da nomi di massa, cosiddetti non numerabili (il latte, il vino, l’acqua, ecc.) anche il miele si differenzia, nella produzione e sul mercato, in moltissime diverse tipologie. Tali cambiamenti hanno avuto riflessi anche nella lingua, per cui i produttori, e poi di conseguenza i pubblicitari e i consumatori, hanno cominciato a utilizzare la forma plurale di questi nomi, proprio per rendere conto delle specifiche qualità e caratteristiche dei diversi tipi dello stesso prodotto di base. I dizionari (Treccani on line, Garzanti, Sabatini Coletti e De Mauro on line) registrano miele come sostantivo maschile e specificano che è invariabile solo con funzione aggettivale (“un cappotto color miele”), quindi, nella lessicografia recente, sembra essere ormai accolta questa trasformazione e non c’è nessuna prescrizione che limiti l’uso della forma plurale mieli”.

Anche il lessico può così restituire la diversità e ricchezza dei nostri mieli.