Polline
L’insetto trasporta il polline da un fiore all’altro perché volare di fiore in fiore ha, per lui, un preciso scopo: in una buona pane dei casi, la ricerca del cibo. Le api, in particolare, sui fiori da loro frequentati trovano nettare, fonte di sostanze zuccherine, e polline, ricco di sostanze indispensabili all’accrescimento. All’interno dell’alveare la maggior parte del polline raccolto viene consumato dalle giovani operaie che, grazie a questo apporto proteico, possono a loro volta produrre, per secrezione ghiandolare, gli alimenti destinati alle larve e alla regina. Il polline viene raccolto grazie ad attrezzi particolari dei quali le api operaie sono dotate. Grazie alla peluria che le ricopre e a spazzole di peli rigidi che hanno sulle zampe, le operaie sono in grado di recuperare la polvere di polline che le ha ricoperte durante il lavoro e di ridurla in masserelle che poi accumulano e trasportano nelle “cestella del polline”, costituite da lunghe setole arcuate situate nel 30 paio di zampe. I singoli granuli pollinici hanno dimensioni variabili da pochi micron a circa 0,1 mm; sono dotati di una parete esterna costituita da una sostanza resistentissima (10sporopollenina) che ne protegge efficacemente il contenuto. Questa resistenza particolare ne permette la conservazione anche in certi sedimenti geologici, allo stato di scheletro o polline fossilizzato. Questo, insieme al fatto che i granuli pollinici appartenenti a specie diverse differiscono per l’aspetto (10forma, dimensioni, aperture, ornamentazione) e sono per questo riconoscibili al microscopio, ha permesso lo sviluppo di una scienza, la palinologia, che trova applicazioni in diversi campi quali la geologia, l’archeologia, la climatologia, la criminologia, l’allergologia, la merceologia, nonché lo studio dei rapporti tra insetti e piante. Nonostante questa protezione indistruttibile, il granulo pollinico ha tuttavia alcuni punti deboli. La struttura esterna presenta infatti punti assottigliati, detti aperture, che permettono la germinazione del polline nel caso il granulo dovesse arrivare alla sua destinazione ideale, sullo stimma fioraie. Questi stessi punti di rottura permettono agli animali che fanno uso alimentare di polline di digerirne efficacemente il contenuto, anche se i succhi digestivi non riescono comunque a distruggerne la parete esterna.
UNA RISORSA POCO SFRUTTATA
Non tutto il polline viene sottratto in questo modo: si calcola che il rendimento ideale delle trappole sia del 10-15%. La trappola costituisce comunque un ostacolo all’attività dell’alveare, non tanto per il materiale che sottrae, quanto piuttosto per il disturbo ai movimenti di entrata e di uscita dall’alveare. Essa viene per questo utilizzata solo nei periodi in cui la raccolta può dare migliori rendimenti. Il polline, raccolto giornalmente, può a questo punto essere essiccato a temperatura moderata (10essiccatoi ad aria calda), cernito e confezionato in recipienti ermetici, eventualmente sottovuoto. In questo caso però si verifica una grossa perdita di sostanze attive. Le api infatti sottopongono il polline raccolto all’azione di tre lieviti e di un numero che va da cinque a otto fermenti lattici, perché possa essere conservato alla temperatura di 36° dell’alveare e al livello di umidità del 95% richiesto per lo schiudersi delle uova e per lo sviluppo della covata. Questa flora viene invece perfettamente conservata con la congelazione.Una produzione significativa di polline in Italia ha cominciato a prendere piede solo recentemente entrando in un mercato finora coperto soprattutto da prodotto di importazione (10Spagna e paesi dell’Europa dell’est).
SCONSIGLIATO AGLI ALLERGICI
I pollini di diverse piante differiscono notevolmente per composizione e quindi per valore nutritivo. Tutti i pollini contengono le diverse classi di sostanze alimentari (10protidi, glucidi, lipidi, sali minerali, vitamine) in proporzione tale da soddisfare le necessità delle api. Riguardo al suo valore alimentare per l’uomo le opinioni sono contrastanti: confrontando la sua composizione con quella degli altri alimenti, alcuni autori (10Dillon e Louveaux, 1986) concludono che il polline non raggiunge il valore del lievito di birra e neppure dei legumi.
D’altra parte le ricerche di Chauvin (101968), dimostrerebbero che il polline contiene sostanze in grado di rendere più efficiente l’utilizzazione dei principi alimentari. Il polline sarebbe quindi consigliabile soprattutto come alimento ricostituente,in casi di anoressia, deperimento organico e stress. Sono spesso ricordati anche gli effetti sulle funzioni digestive: il polline avrebbe un effetto regolatore, portando a miglioramento sia i casi di stitichezza che di diarrea. Un particolare relativo all’assunzione umana riguarda le allergie, in quanto la sensibilizzazione nei confronti del polline è piuttosto alta. Si sente molto spesso dire che il polline raccolto dalle api non conterrebbe le specie più comunemente allergeniche: questo è vero solo in parte e comunque le eccezioni alla regola sono tante. Il rischio di reazioni gravi in occasione dell’assunzione per via orale di pollini allergizzanti è tale da sconsigliarne l’uso alle persone allergiche.


La cera viene prodotta da ghiandole ciripare localizzate nella pane ventrale dell’addome delle api operaie. Appena secreta si presenta sotto forma di minuscole scagliette incolori. Le operaie costruttrici provvedono a plasmare con le mandibole il materiale per arrivare alla forma voluta. Il lavoro di costruzione dei favi è regolato da meccanismi complessi, lo studio dei quali è oltremodo interessante. In termini di economia metabolica la secrezione di cera è un processo dispendioso: per ogni grammo di cera prodotto ne sono consumati 7-10 di miele.
Dal punto di vista chimico è costituita da una miscela complessa di idrocarburi, esteri e acidi grassi. Per completare la sua descrizione dal punto di vista chimico-fisico, si può dire che non si scioglie in alcol a freddo, ma lo fa in alcol bollente e in solventi quali cloroformio, solfuro di carbonio, essenza di trementina e benzolo.
Il raffreddamento deve avvenire nel modo più lento possibile, per dar tempo alla cera di decantare e separarsi completamente dalle impurità.
La quasi totalità della cera cosi prodotta dagli apicoltori italiani finisce nuovamente negli alveari sotto forma di fogli cerei.
permette lo svilupparsi dell’apparato che produce le uova e ne prolunga la sua vita! Sono queste due caratteristiche che, negli ultimi anni, hanno fatto attribuire a questa sostanza un’efficacia particolare anche per l’uomo!
Le analisi fisico-chimiche
L’analisi organolettica
Molto della propoli dei nostri alveari deriva dalla resina che ricopre le gemme del pioppo, ma le api possono utilizzare molte altre resine e gomme vegetali (10per esempio di conifere, betulla, ippocastano). In mancanza d’altro le api si adattano ad utilizzare alla stessa maniera anche altri materiali quali catrame, stucchi e vernici. La propoli viene trasportata nelle cestella, ma le api riescono a raccoglierla e lavorarla solo nelle ore più calde della giornata e impiegano alcune ore o giorni per liberarsi del carico. La propoli viene utilizzata all’interno dell’alveare come materiale da costruzione, eventualmente miscelato con quantità variabili di